Le persone

La Scuola Esegetica è un gruppo informale di amici senesi e fiorentini accomunati dalla passione per il rock’n'roll inteso nella sua accezione più artistica e meno esibizionistica possibile.
Composta da giornalisti, avvocati, commercialisti, funzionari e così via, da decenni coinvolti (anche) a livello professionale o semiprofessionale nel mondo della musica, nonchè dj, recensori, collezionisti, divulgatori di tutto ciò che ruota attorno al lato “adulto” del rock’n'roll, organizzano regolarmente sedute di ascolto critico, animando attorno a sè un vivace cenacolo di discussione.
Superata da tempo la boa della “nozze d’argento” con il vinile e i suoi derivati, ma per fortuna ancora ben lontani dalle “nozze d’oro”, per festeggiare la comune passione hanno deciso per una volta di passare dall’altra parte della barricata e di buttarsi nell’avventura di organizzare un rock festival. Un rock festival, ovviamente, coerente con la loro idea di r’n'r: selettivo, maturo, qualitativamente ineccepibile.

If songs were lines / in a conversation / the situation / would be fine“. (Nick Drake)

Leonardo Bonechi

Leonardo Bonechi’s “ham guitar”

LEONARDO BONECHI
Nato a Firenze nel ’62, da più di trent’anni vive consumando tempo, soldi, cuore e cervello per la musica che segue con passione divorante.
Da sempre acquirente compulsivo di dischi, è guidato da una curiosità maniacale verso ogni forma di espressione musicale; convinto assertore del principio per cui il contesto conta quanto il genio (che non nasce mai nel vuoto), ha rivolto la propria attenzione verso quasi tutti i generi e stili.
A cavallo tra i Settanta e gli Ottanta ha condotto, da solo e con Stefano Tesi, alcuni pionieristici programmi radiofonici su emittenti indipendenti dell’area fiorentina.
Dalla seconda metà degli anni Ottanta si è concentrato prevalentemente sulla musica afroamericana: jazz, soul e blues. In quest’ambito, oltre a collaborare con alcune riviste di settore e alle pagine musicali di alcuni quotidiani, ha anche contribuito a scrivere l’Enciclopedia del Blues e della Musica Nera edita da Arcana nel 1994, testo fondamentale ma oggi bisognoso di revisione e aggiornamento.
Con il nuovo millennio è tornato ad occuparsi di rock, secondo un’ottica retrospettiva quasi per convinzione ideologica.

 


Riccardo Chiari

Riccardo Chiari. Senza parole.

RICCARDO CHIARI
Cinquant’anni e sentirli tutti. Almeno sul campo di calcio, quello vero a undici contro undici. Ma sempre felice come un bambino quando il suo nuovo stereo analogico al 90%, il terzo di casa, gli permette di ascoltare i bellissimi dischi in vinile, le utili cassette magnetiche, anche i comodi dischetti odierni.
Ha registrato tanti anni fa anche autentiche porcherie, di dischi comprati però ne ha sbagliati pochi, gli ultimi acquisti in vinile raccontano di Clear degli Spirit, Life on the line di Eddie & The Hot Rods, Yeti di Amon Duul II, The cycle is complete di Bruce Palmer.
Da tre anni ascolta sempre John Coltrane, è diventata una droga.
In anni non più vicini ha percorso in lungo e in largo l’etere fiorentina attraverso i magici microfoni della radio (Radio Centofiori, Radio Firenze Sud).
Ed è passata alla storia una sua non malvagia apparizione televisiva in Rai come concorrente di “Scommettiamo?” con Mike Buongiorno, che lo chiamava “Riccardino”. La materia per la quale si presentava? La musica pop, naturalmente.
Quando un suo vecchio amico gli ha detto che sarebbe stato divertente organizzare un festival rock, ha pensato che fosse un’ottima idea. Avrebbe preferito organizzare una data dei Quicksilver Messenger Service, ma non si può avere tutto dalla vita.

 


Dissertazioni alcoliche di Stefano Tesi

Dissertazioni alcoliche di Stefano Tesi

STEFANO TESI
Classe 1960, fin dall’età di due anni è ipnoticamente attratto dal movimento del giradischi prima e del juke box poi.
Il primo acquisto consapevole di un 45 giri risale al 1972, quello di un lp (complice l’amico Leonardo Bonechi) al 1974.
Passato forse troppo in fretta (dopo una folgorante visione di “Tommy”) dai panni del fan a quelli del critico, veste che per carattere assai gli si addice, esordisce come conduttore rock nel 1975 a Radio Alternativa Fiorentina per passare a Radio Luna, Radio Centofiori, Lady Radio e approdare in seguito al giornalismo, che è divenuto anche la sua professione.
Assoluto assertore della preponderanza del contenuto sul contenitore, si è sempre rifiutato di trasformarsi in collezionista, anche per la convinzione che solo le più ampie conoscenze ed esperienze possano conferire la larghezza di vedute necessarie a comprendere a fondo il r’n’r.
Amante di ogni genere musicale, purché “adulto” e lontano dall’intrattenimento, dal ballo o dal pop, ama in particolare i cantautori, qualsiasi espressione del folk, la psichedelia e gli artisti tendenzialmente “oscuri”. Ha infatti scoperto in ritardo di appartenere alla categoria di quelli che Nick Hornby definisce “rock snob”.

 


Un LP è meglio di un quadro. O no?

STEFANO COCCHI
È uno dei padri fondatori della Scuola Esegetica Fiorentina e massimo esperto di ogni minuzia collezionistica, che sfrutta per accaparrarsi on line rarità inimmaginabili (in funzione delle quali – anzi, solo in funzione di esse – si è dotato di un modernissimo smartphone). Funzionalmente a ciò, organizza seguitissimi incanti domestici durante i quali rivende agli amici gli scarti, altrettanto preziosi, della sua copiosissima collezione.
Famoso per le sue passioni (la musica nera e il soul in particolare, il rock d’autore pre 1975, le edizioni originali americane in vinile) e per le sue idiosincrasie (il progressive nella più larga accezione possibile, i dischi live, le antologie e i brani strumentali), è un intenditore così raffinato che si è formato e si aggiorna solo leggendo libri: non acquista né compulsa riviste rock, che disprezza per la loro volatilità.
Prima che venissero sepolte dall’oblio tecnologico, le sue compilation su cassetta costuivano le colonne sonore ufficiali di ogni spedizione collegiale.

 


Fabrizio Degl’innocenti e i suoi vinili porcellanati

FABRIZIO DEGL’INNOCENTI
Ha una faccia da bravo ragazzo, ma quando ascolta il rock and roll si scatena (per la verità non solo in quel caso). E dura da un pezzo, visto che di sé dice: “Ascolto il R&R da quando avevo 10 anni: mi ricordo che al juke box del campeggio all’Abetone ascoltavo Rolling Stones (Satisfaction) e Beatles (Get Back)”. In compenso non ha mai portato i capelli lunghi né suonato la chitarra.
Gruppo preferito: King Crimson. Primo concerto: Area (1974). Primo LP acquistato: Foxtrot (Genesis). Disco o musicista più odiato: Colonna sonora “Saturday Night Fever (Bee Gees)”. Generi preferiti: Progressive Rock inglese anni 1967-1976, British R&B, Soul Music.
L’amore per la musica lo coinvolge a tal punto che, siccome le copertine sono oggetti notoriamente deperibili, ha indotto la moglie, ceramista per diletto, a esercitarsi riproducendo le più belle. Ad esempio Derek and the Dominoes, “Layla and other assorted love songs”; Elvis Costello and the Attractions, “Imperial Bedroom”; Pink Floyd, “The dark side of the moon” e “The wall”; Paul Simon, “Graceland”; Prince, “Prince/1999″; The Beatles, “Jellow submarine”; Todd Rundgren, “Something/anything”; Love, “Forever changes”; Mike Oldfield, “Tubular Bells”. La consorte sta lavorando a Elvis Costello & The Attractions, “Blood and Chocolate” e The Zombies, “Odessey ande Oracles “.

 


Luca Bongiovanni mangia in un piatto di feltro

LUCA BONGIOVANNI
Fine dicitore e altrettanto fine lettore, nonché rinomato cultore della lingua di Proust, è inimitabile nel gorgheggiare canzoni degli chansonnier francesi (la sua specialità è “Bum” di Charles Trenet), ma col tempo ha imparato ad apprezzare anche le più spigolose sonorità del rock and roll e del blues prebellico, nonché il soul viscerale, il cantautorato urbano e certe sotterranee figure texane.
Di gusto onnivoro ma severissimo, come si addice a un componente della Scuola Esegetica, sta rapidamente riempiendo il gap discografico che, a causa di un ingresso tardivo nel gorgo musicale, ha accusato all’inizio.
La sua naturale autorevolezza in ogni settore lo ha reso celebre per essere stato interpellato musicalmente da chi ne doveva sapere molto più di lui e possedeva il centuplo dei suoi dischi.
È afflitto da cronica insonnia musicale, rara sindrome che abbina l’impossibilità di prendere sonno a una melodia ossessivamente cantata dal proprio subconscio. Nello specifico, più spesso sulle note di “It’s five o’clock”.

 


In Costa Azzurra dove gli Stones incisero “Exile”

FRANCO ZUCCHERMAGLIO
Nasce a Bolzano nel 1965, dove rimane fino alla soglia dei 18 anni per poi muoversi e giocare a basket giungendo a Firenze nel 1985, dove si è definitivamente accasato.
Dopo le primigenie passioni (Beatles, Pink Floyd, CSN&Y, Dylan, Hendrix), la vera folgorazione avviene con l’ascolto di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones: dopo averla ascoltata la prima volta, rimette indietro la puntina per riascoltarla ancora una volta, contravvenendo per l’unica volta nella sua vita al rigido principio secondo il quale i dischi vanno ascoltati dall’inizio alla fine (principio che continua ad osservare scrupolosamente anche in epoca di box sestupli); da quel momento ha desiderato essere Mick Jagger (e lo desidera ancora oggi).
I lunghi e bui pomeriggi invernali passati in adolescenza al freddo della sua città natale, lo educano al crepuscolare culto di Nick Drake e del jazz di Miles Davis e Bill Evans.
Ascoltatore onnivoro, ha una grande passione per alcuni raffinati artigiani (Elvis Costello, XTC, Randy Newman, Steely Dan), per il pop/rock degli anni ’70 (Bowie, Roxy Music, The Band, Van Morrison), per la musica nera e per il jazz.
Odia i dischi con scarse informazioni in copertina e la musica elettronica.
È convinto che la migliore occupazione per l’uomo sia comprare ed ascoltare dischi; ritiene che Frank Zappa, Charlie Mingus e Thelonious Monk siano comunque ragioni sufficienti per vivere.

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Sincretismi: in posa e con espressione donovaniana, tra incrostazioni digitali

Sincretismi: in posa e con espressione donovaniana, tra incrostazioni digitali

FRANCESCO BIAGIOTTI

Classe 1976, l’ultimo arrivato nello staff del CSRRF coltiva una sana passione per la musica e un’insana passione per l’informatica che, come la foto rivela, interferisce a volte sulle sue scelte.
Spacciatore digitale per mestiere, è anche co-titolare della neonata Melatronic Ballroom di Sinalunga (SI), che quest’anno ospiterà la fulmicotonica data senese del Festival 2016: Hollis Brown, 6/11/2016.
Per fortuna, invece del rock and roll liquido il nostro ama quello vinilico, che omaggia con acquisti nobilitati da ascolti su impianti hi-fi all’altezza, altra sua grande passione.
Scampato per miracolo a un’alluvione di birra in Irlanda durante un recente concerto di Shane McGowan (incredibile a dirsi, ma anche dopo il passaggio del musicista ne era avanzata parecchia), ha deciso di passare dall’altra parte del palco e di misurarsi nell’organizzazione, forse anche per effetto delle ripetute visioni di “Quasi Famosi“, il suo rock-film preferito.