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La sotterranea rinascita del vinile (e forse del libro).

Soundtrack: Late for the sky, Jackson Browne.

Sorpresa: nel 2010 il supporto con la maggiore diffusione è stato il caro, vecchio lp. Strano? Forse, ma mica tanto. Il 33 giri, nella sua materialità, aveva una ragione d’essere che va oltre la tecnologia. E ora, dicono, potrebbe fare da apripista alla rivincita del libro sull’e-book

Apprendo che il vinile è stato, nel 2010, il supporto che ha conosciuto la più ampia diffusione. Sarebbe un po’ come se il mezzo di trasporto più venduto nel medesimo anno fosse stato il calesse: una notizia da prima pagina!
Relegato, tra molti rimpianti (compresi i miei), prima tra il vecchiume, poi tra le anticaglie da collezionisti e quindi, snobisticamente, nello stucchevole alveo dei cosiddetti prodotti di nicchia, il vecchio lp si starebbe insomma prendendo la sua bella rivincita, con grande giubilo dei nostalgici inconsolabili.
Mi si dirà: è un boom apparente, legato ai piccoli numeri, perché in realtà la stragrande maggioranza delle musica, oggi, non si ascolta su supporti ma in digitale, sul web o tramite download.
Sarà.
Ma io resto convinto che la resurrezione del vinile abbia radici più complesse. E cioè che il vecchio 33 giri costituisca (e costituisse) l’equilibrio perfetto, la misura esatta del compromesso tra il contenitore e il contenuto, tra l’oggetto e la sua utilità. La sua materialità, le sue dimensioni, le sue proporzioni ora ingombranti e ora ridotte secondo i punti di vista e gli usi, la sua duttilità, il valore intrinseco non solo della musica, ma della copertina, della grafica, della confezione stessa gli conferiscono un fascino palpabile da cui l’utilizzatore è soggiogato.
Non è un caso, del resto, che ormai da tempo i plasticosi ed algidi cd, già assurti vent’anni fa a becchini del vinile, tendano sempre più ad assomigliare ai dischi di una volta, tentando di replicarne ossessivamente la cura estetica, le tasche, le varianti, i libretti interni, gli abbellimenti così tipici delle profumate buste di cartone. E che alcuni dei più importanti gruppi rock (mi vengono in mente i Rolling Stones, ad esempio) abbiano ripreso a pubblicare i loro album anche su vinile.
Non solo. Pare che la ritorno dell’lp possa fungere da apripista alla rinascita della carta come supporto di eccellenze per la lettura, con buona pace di tablet, i-pad e altre diavolerie elettroniche che l’industria del superfluo cerca di imporci come ineluttabili passi avanti nella presunta, asettica qualità della vita.
La carta è il nuovo vinile, insomma?
Non me lo chiedo solo io, è ovvio. La domanda se l’è fatta anche, come riporta una nota dell’Lsdi, John Bracken, direttore della Knight Foundation, alla Conferenza dell’Asian American Journalists Association. Ed è stata ripresa da diversi commentatori, fra cui anche Editor’s weblog, che ha riproposto l’ interrogativo: Is print the new vinyl?
Chi volesse approfondire la questione può farlo qui.
Io nel frattempo mi gusto il sapore dolciastro della rivincita, accendendo il vecchio ampli a valvole e mettendo in moto il giradischi. Trazione a cinghia, è sottinteso.

fonte www.alta-fedelta.info